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PREPARIAMOCI ALLA DOMENICA

Letture della domenica

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

 

 

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde 

Antifona d'ingresso
Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia. (Sal 46,2)

Colletta
O Dio, che ci hai reso figli della luce
con il tuo Spirito di adozione,
fa' che non ricadiamo nelle tenebre dell'errore,
ma restiamo sempre luminosi
nello splendore della verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno A):
O Padre, infondi in noi la sapienza
e la forza del tuo Spirito,
perché, seguendo Cristo sulla via della croce,
siamo pronti a donare la nostra vita
per manifestare al mondo la tua presenza d'amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

PRIMA LETTURA (2Re 4,8-11.14-16)
Costui è un uomo di Dio, un santo, si fermi da noi.

Dal secondo libro dei Re

Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c’era un’illustre donna, che lo trattenne a mangiare. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei.
Ella disse al marito: «Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Facciamo una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere; così, venendo da noi, vi si potrà ritirare».
Un giorno che passò di lì, si ritirò nella stanza superiore e si coricò. Eliseo [disse a Giezi, suo servo]: «Che cosa si può fare per lei?». Giezi disse: «Purtroppo lei non ha un figlio e suo marito è vecchio». Eliseo disse: «Chiamala!». La chiamò; ella si fermò sulla porta. Allora disse: «L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu stringerai un figlio fra le tue braccia».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 88)
Rit: Canterò per sempre l’amore del Signore. 

Canterò in eterno l’amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,
perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà».

Beato il popolo che ti sa acclamare:
camminerà, Signore, alla luce del tuo volto;
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
si esalta nella tua giustizia.

Perché tu sei lo splendore della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra fronte.
Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d’Israele.

SECONDA LETTURA (Rm 6,3-4.8-11)
Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti con lui: camminiamo in una vita nuova. 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?
Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Cf 1 Pt 2, 9)
Alleluia, alleluia.
Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa;
proclamate le opere ammirevoli di colui
che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.
Alleluia.

VANGELO (Mt 10,37-42)
Chi non prende la croce non è degno di me. Chi accoglie voi, accoglie me. 

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
(Dall'Orazionale CEI 2020)
Invochiamo Dio nostro Padre, perché i frutti della vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte si estendano all’umanità intera.
Preghiamo insieme e diciamo: Per la gloria del tuo nome, ascoltaci, Signore.

1. Per la santa Chiesa, partecipe della missione profetica di Cristo: animata dallo Spirito Santo, indichi con franchezza le vie della verità e dell’amore. Preghiamo.
2. Per i vescovi, i presbiteri e i diaconi: ravvivando la grazia dell’Ordinazione, siano gioiosi annunciatori della parola di vita. Preghiamo.
3. Per i governanti: con integrità e saggezza operino scelte a favore dell’autentico bene comune, della giustizia e della pace. Preghiamo.
4. Per coloro che sono provati dalla malattia e da qualsiasi genere di tribolazione: trovino consolazione nelle amorevoli premure dei fratelli. Preghiamo.
5. Per noi tutti: docili allo Spirito possiamo crescere nella conoscenza del mistero di Cristo, mite e umile di cuore, ed esprimerla nella carità. Preghiamo.

Signore, che hai promesso beni invisibili a coloro che accolgono la tua parola, illumina i nostri cuori perché sappiamo conoscere e realizzare ciò che ti è gradito. Per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
O Dio, che per mezzo dei segni sacramentali
compi l'opera della redenzione,
fa' che il nostro servizio sacerdotale
sia degno del sacrificio che celebriamo.
Per Cristo nostro Signore.



Antifona di comunione
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome. (Sal 102,1)

Oppure:
«Padre, prego perché tutti siano una cosa sola,
perché il mondo creda che tu mi hai mandato»,
dice il Signore. (Gv 17,20-21)

Oppure (Anno A):
«Chi avrà perduto la propria vita per causa mia,
la troverà in eterno», dice il Signore. (Mt 10,39)

Preghiera dopo la comunione
Il santo sacrificio che abbiamo offerto e ricevuto, o Signore,
sia per noi principio di vita nuova,
perché, uniti a te nell'amore,
portiamo frutti che rimangano per sempre.
Per Cristo nostro Signore.

Fonte Sito: www.lachiesa.it

 

 - Parrocchia San Gregorio Magno

MEDITIAMO LA PAROLA DI DIO

Farsi dono

 

Un punto d’appoggio. Questo ci serve.

Un punto fermo, saldo, che ci aiuti ad appendere ogni altra cosa. 

È così sempre, nella vita di un uomo, tanto più ora che, giorno dopo giorno, l’oscurità dilaga, la rabbia, la violenza. Come è sempre stato, sinceramente, solo che ora bussa alla porta del nostro cuore.

Rimanere cristiani, centrati, ottimisti, orientati. Profezia. Costruttori di pace. Annunciatori di speranza.

Ci è chiesta una ragione più profonda. Una motivazione che, finalmente, risollevi la nostra vita.

E risollevi le nostre comunità stordite come chi prende un pugno sul ring e cade al tappeto faticando a rialzarsi.

E questo punto d’appoggio per me, per te che leggi, per chi si lascia interrogare, ha un solo volto: Gesù rivelatore del Padre.

Il Cristo. E l’amore che dona e che può cambiare la vita.

Dobbiamo guardare a lui. Qui. Ora.

Come spesso è successo nel lungo e travagliato percorso dei suoi discepoli.

A partire dalla comunità di Matteo.

Traumi

L’evangelista scrive dopo a distruzione del tempio di Gerusalemme del 70 d.C.

Un evento traumatico per tutti gli ebrei, per i rivoltosi che hanno scatenato le ire di Roma, e per la stragrande maggioranza della popolazione inerme che fugge davanti ai pilum della Legio X Fretensis che rade tutto al suolo.

I sopravvissuti dall’assedio della città santa, quasi tutti farisei, si incontrano a Yamnia e cercano di radunarsi intorno a quanto resta del giudaismo. E, nel farlo, pongono le distanze e maledicono i nemici. Nell’elenco figurano anche i seguaci del Nazareno.

È un momento drammatico per i discepoli, immaginate: dall’oggi al domani i nazrim sono guardati con odio dagli stessi famigliari.

È a questo punto che Gesù, dopo avere detto di essere venuto a portare il fuoco sulla terra, aggiunge le parole che oggi abbiamo ascoltato.

Parole magnifiche. E durissime.

Amare di più

Ai discepoli che, a causa della propria fede in lui, vedono critiche e giudizi pesanti all’interno della propria famiglia, Gesù pronuncia parole di consolazione.

Il verbo amare usato da Gesù durante i suoi discorsi è legato alla philia, l’amore naturale. 

Quando parla di amore nei suoi confronti, invece, parla di agape, dell’amore riflesso di Dio. 

Gesù non pone una contrapposizione, non chiede di disprezzare i famigliari ma propone una classifica di intensità di amore: l’amore connaturale per i famigliari è e resta emanazione/simbolo/rappresentazione dell’amore divino. 

E rassicura i suoi: l’amore che egli ci dona, e che siamo in grado di restituire, è di un’intensità che nessun amore umano (bello, straordinario, immaginifico), è in grado di sostituire.

Qualunque esperienza affettiva ed emotiva, qualunque sentimento che sperimentiamo verso una persona (amante, figlio, genitore, amico) è e resta realtà penultima. Gesù esige, pretende di essere il riferimento ultimo perché all’origine di ogni amore. 

Questo amore che qui viviamo è riflesso straordinario ed interessante, gioioso e corposo di quell’altro amore ben più consistente. 

Essere compagni di viaggio, dono per la scoperta della realtà più forte e profonda: a questo è finalizzata ogni relazione. 

Confondere i piani, aspettarsi dalla philia che colmi il cuore è foriero di gravissime conseguenze.

Questo dice il Signore ai nostri cuori smarriti: sappiatevi amati. Imparate a mettere questo amore all’origine delle vostre scelte. 

L’amore è esperienza magnifica e totalizzante.

Ma esiste un amore più grande. Il suo.

Croci vere o presunte

Per la prima volta in Matteo si parla di croce. 

Accogliere la (mentalità della) croce è essenziale per essere degni discepoli del Signore.

Sbagliando clamorosamente, molti pensano che la croce indichi il dolore. Quindi Gesù chiederebbe ai suoi discepoli di sopportare la croce come segno di dignità. Anzi, alcuni giungono a pensare e a dire, sbagliando, che Dio stesso invierebbe le croci per metterci alla prova. 

Non è così: Gesù chiede di superare il dolore e di sciogliere i nodi, e ci spiega in che cosa consista la croce:

39Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.

È il detto di Gesù più citato nei vangeli, per ben sei volte! 

La vita è dono di sé, la vita è effusione dell’amore di Dio, la vita è regalo, ecco ciò che ha maggiormente colpito le comunità primitive.

Questa è la logica della croce che Gesù stesso vive: fare della vita un dono.

Quindi Gesù dice: per essere degno di me ama fino alla fine, fino al tutto di te.

La croce diventa il modo che Gesù ha per manifestare fino a che punto è disposto ad amarmi. Prendere la croce significa assumere questa logica che, di conseguenza, ci fa scegliere di donare la nostra vita. 

Dio non manda le croci: ci chiede di assumere nella vita una logica crocifissa, cioè donata.

Accogliere i profeti

La conclusione del discorso molto impegnativo ora si rilassa, guarda al positivo. 

Essere accolti come profeti, come discepoli, è la più grande ricompensa che possiamo ottenere.

È l’esperienza che fanno molti di noi: se, sedotti dall’amore di Cristo, siamo resi capaci di amare, di donare, di annunciare, come il profeta nella prima lettura, troveremo uomini e donne grati e stupiti pieni di generosità, capaci di accoglierci. Quante volte l’ho visto accadere!

Di più: se siamo entrati nella logica della croce, cioè del dono totale e senza misura, sappiamo restituirlo anche nel piccolo gesto quotidiano come può essere l’offerta di un bicchiere d’acqua.

Morire martiri, testimoniare Cristo con il sangue o riempire un bicchiere d’acqua a un fratello per conto di Cristo fanno parte dello stesso amore, anche se con intensità diversa.

Allora capiamo l’importanza del logion più citato di Gesù: è solo nella logica del dono di sé che imita il dono di Gesù che sperimentiamo la logica di Dio e, così facendo, sperimentiamo la grazia di essere accolti e di accogliere.

 

Questo è un buon punto d’appoggio per ripartire. E fiorire.

Facendosi dono.

 

  Fonte sito: Paolocurtaz.it

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