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PREPARIAMOCI ALLA DOMENICA

Letture della domenica

 

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

 

 

 

 

 

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde 

 

Antifona d'ingresso
Se consideri le colpe, o Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Con te è il perdono, Dio d'Israele. (Cf. Sal 129,3-4)

 

Colletta
Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, o Signore,
perché, sorretti dal tuo paterno aiuto,
non ci stanchiamo mai di operare il bene.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno A):
O Padre,
che inviti tutti gli uomini alle nozze del tuo Figlio,
rivestici dell'abito nuziale
e donaci di accogliere sempre le sorprese del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

 

PRIMA LETTURA (Is 25,6-10)
Il Signore preparerà un banchetto, e asciugherà le lacrime su ogni volto.

 

Dal libro del profeta Isaìa

Preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande,
un banchetto di vini eccellenti,
di cibi succulenti, di vini raffinati.
Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,
l’ignominia del suo popolo
farà scomparire da tutta la terra,
poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza,
poiché la mano del Signore si poserà su questo monte».

Parola di Dio

 

SALMO RESPONSORIALE (Sal 22)
Rit: Abiterò per sempre nella casa del Signore. 

 

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

 

SECONDA LETTURA (Fil 4,12-14.19-20)
Tutto posso in colui che mi dà forza. 

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Fratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni.
Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.
Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio

 

Canto al Vangelo (Ef 1,17-18)
Alleluia, alleluia.
Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo
illumini gli occhi del nostro cuore
per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati.
Alleluia.

 

VANGELO (Mt 22,1-14)
Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. 

 

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Parola del Signore.

Forma breve:

Dal Vangelo secondo Matteo (22, 1-10)

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali».

Parola del Signore

 

Preghiera dei fedeli
(Dall'Orazionale CEI 2020)
Al Padre, che ci chiama a partecipare alla gioia del suo regno, rivolgiamo unanimi e fiduciosi la nostra preghiera.
Preghiamo insieme e diciamo: Custodisci in noi la speranza, Signore.

1. Per la Chiesa: colmata di Spirito Santo, segua fedelmente la parola di Cristo, suo Sposo, per recare a ogni creatura l’annuncio della salvezza. Preghiamo.
2. Per i ministri del Vangelo, in particolare per quanti si trovano in terre dilaniate dalla guerra e da ogni genere di miseria: sia loro donato di perseverare in preghiera ed essere segno dell’amore di Dio per ogni uomo. Preghiamo.
3. Per tutti i battezzati: sentano l’urgenza di annunciare il regno di Dio con la testimonianza di una vita santa e di un umile servizio ai fratelli. Preghiamo.
4. Per le tante vittime dei conflitti e dell’egoismo dei potenti: il loro grido ottenga dal cuore misericordioso di Dio consolazione e pace, e dagli uomini vera giustizia. Preghiamo.
5. Per noi che partecipiamo a questa Eucaristia: ci sia concessa la grazia di vivere la Parola che abbiamo ascoltato, per rendere a Dio la nostra obbedienza filiale e amare il prossimo con sincera dedizione. Preghiamo.

O Padre, che non rimandi a mani vuote chi si rivolge a te con cuore sincero, accresci la nostra fede, perché portiamo i frutti che desideri raccogliere dalla nostra vita. Per Cristo nostro Signore.

 

Preghiera sulle offerte
Accogli, o Signore, le preghiere dei tuoi fedeli
insieme all'offerta di questo sacrificio,
perché mediante il nostro servizio sacerdotale
possiamo giungere alla gloria del cielo.
Per Cristo nostro Signore.

 



 

Antifona di comunione
I leoni sono miseri e affamati;
a chi cerca il Signore non manca alcun bene. (Sal 33,11)

Oppure:
Quando il Signore si sarà manifestato,
noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. (1Gv 3,2)

Oppure (Anno A):
Il regno dei cieli è simile a un re,
che fece una festa di nozze per suo figlio. (Mt 22,2)

 

Preghiera dopo la comunione
Ti supplichiamo, o Padre d'infinita grandezza:
come ci nutri del Corpo e Sangue del tuo Figlio,
così rendici partecipi della natura divina.
Per Cristo nostro Signore.

 

Fonte Sito: www.lachiesa.it

 

 - Parrocchia San Gregorio Magno

MEDITIAMO LA PAROLA DI DIO

No, grazie

 

Preparo il commento al vangelo la domenica sera. 

Mi ritaglio un tempo di riflessione e di preghiera che mi proietta alla domenica successiva, una sorta di post-it della mia vita interiore per fecondare la settimana. 

Sono, come tutti, stordito da quanto accade, le guerre che divampano, la verità smarrita (e difficile da trovare in mezzo alle mille fake-news che ci intossicano), l’abitudine al peggio di noi.

E, anche, un clima di rissa continua, almeno sui social, purtroppo dentro la Chiesa, di accuse, di giudizi, di strenui difensori della verità, di improbabili teologi e maestri che si ritengono inviati per conto di Dio, dando un ben triste spettacolo al mondo.

So bene che questo è il tempo della prova, della purificazione, del tornare all’essenziale. Ma quanto soffro nel vedere usare gli stessi strumenti, le stesse provocazioni che trovo nel rissoso mondo online in bocca a discepoli!

Come se qualcuno parlasse male di mia madre e mi invitasse a prendere le distanze solo perché ha un vestito fuori moda (leggetevi Il santo, di Antonio Fogazzaro).

No, non è questa la Chiesa che ho conosciuto. Non così, almeno.

Siamo peccatori, lo so. Tutti.

E ne siamo consapevoli. Ma non a sufficienza.

E se tutto quello che sta succedendo fosse lo sgambetto che lo Spirito ci sta facendo per fermarci e capire cosa stiamo facendo? E se – sul serio – ci stesse sfuggendo qualcosa di grandioso che, pure, è sotto gli occhi di tutti?

Ho bisogno urgente e inappellabile di Profezia.

 

Un re che chiama

Il Dio che Gesù è venuto a rivelare è un re che invita a nozze.

Non costringe, non obbliga, non intima. Propone.

E non propone solo di andare a lavorare nella vigna per cambiare il mondo insieme a lui, no. 

Propone di partecipare ad una bella festa, ad un banchetto elegante, ad una cena che lungamente abbiamo sognato.

Così è Dio. Non quello piccino della nostra testa, quello severo delle nostre paure, quello intransigente delle nostre ristrette visioni inutilmente moralistiche. 

Un Dio che fa festa. Un Dio che ama la compagnia, che la cerca, che mi invita.

Invita me, perché non è egoista come sappiamo essere noi, non narcisista e diffidente.

Dio è uno spettacolo di luce e di vita e mi chiede, mi propone nell’assoluta libertà, di partecipare alla sua vita e di condividere la sua gioia.

Un Dio felice che mi vuole felice, che non ce l’ha con me.

E i servi vanno, invitano, insistono.

Noi servi, noi discepoli che già abbiamo conosciuto l’immensa bellezza di Dio, siamo chiamati a invitare tutti a partecipare alla festa di Dio con l’umanità.

Come sono belli sui monti piedi di chi parla di chi annuncia la pace! Solo che.

Ahia

Grandioso, direte voi. In teoria. In pratica Dio si riceve un solenne e condiviso: no, grazie.

Abbiamo delle cose da fare. Vero, certo. Cose urgenti, necessarie, importanti.

Ma sempre e solo delle cose. Materia, impegno, lavoro, sudore. Cose.

Che riempiono ogni spazio, che occupano la mente, che spengono l’anima e il desiderio.

Peggio: che la uccidono.

Non sono malvagi coloro che rifiutano.

Sono solo troppo impegnati per diventare felici. Si illudono di trovare la felicità dopo avere finito le cose da fare. Come se la felicità potesse aspettare. Come se dipendesse dalle cose.

Eppure, basta poco. Accogliere l’invito, andare.

Vedere quanta gioia, verità, bellezza, abitano in Dio, e come la nostra vita, comunque sia, possa fiorire. Tutto il Vangelo consiste in un vieni e vedi.

Cosa abbiamo di meglio da fare, oggi, dell’essere felici?

Accampiamo scuse.

Problemi, dolore, a volte addirittura attribuito a Dio, ostacoli. 

Macché: se non siamo felici oggi, non lo saremo mai.

Cattivo carattere

Al rifiuto di partecipare, scrive Matteo citando Gesù, il re si indigna al rifiuto e alla violenza esercitata sui suoi servi a fa una strage. Mamma mia! Ma che è? Questa piccola parentesi non intossica il volto di Dio? Ma che contraddizione è questa feroce parentesi?

Dobbiamo capirci: Matteo parla ad una comunità stravolta, turbata: la X Legio Fretensis ha raso al suolo la città santa e bruciato il tempio appena ricostruito, creando sgomento e scompiglio anche nella nascente comunità cristiana. E Matteo offre una chiave di lettura all’evento catastrofico: se rifiutiamo l’invito di Dio, se facciamo da noi, se pensiamo di avere tutte le risposte, combiniamo solo guai. Un modo brusco per dire una cosa vera: è sufficiente guardare il panorama internazionale pieno di goverananti che si sentono Dio per capire di cosa sta parlando Matteo…

Ma se, invece, accogliamo la proposta di Dio, se cerchiamo, se spalanchiamo la nostra anima, allora tutto cambia.

L’abito

Una sola cosa serve: l’abito. Un abito adatto, confacente. 

Richiesta assurda, all’apparenza: al rifiuto degli invitati il re spinge ad entrare cattivi e buoni, medicanti e poveri. Come pretendere da loro un abito nuziale?

Matteo, riprendendo questa parabola, pensa a quanti, in Israele, non hanno accolto l’invito, ora rivolto ai pagani.  Noi, oggi, sappiamo che l’invito di Dio è rivolto a tutti, anche a chi non ne è degno, anche ai peccatori. Nessuna selezione di bravi cristiani per far parte della festa.

Ma l’abito sì. Certo.

La consapevolezza del dono ricevuto, il desiderio, lo stupore, sì, certo. Quello è necessario. Il re è un padre, è buono, non è un bonaccione, un inutile Babbo Natale.

Ci ama seriamente, con gioia, ma non si fa prendere in giro.

Possiamo drammaticamente rifiutare la gioia. Ma anche fingere e non essere disposti a crescere, a fiorire, a convertirci.

La conseguenza, allora, sarà quella di essere per sempre legati alla nostra minuscola visione della vita ed abitare nelle tenebre, anche se credenti, anche se cattolici.

Forse

Allora questa Parola mi aiuta, mi spinge, mi scuote, mi inquieta.

Forse è rivolta a me. Forse sono proprio io a rifiutare la logica della festa. Anche se discepolo da lungo corso. Anche se catechista o prete o cardinale. Forse davvero dobbiamo smetterla di pensare che queste parabole siano per gli altri.

Io, Paolo, posso rifiutarmi di partecipare alla festa di Dio. O convertirmi.

Perché Dio continua ad invitare, dice Isaia. E se chi doveva partecipare non c’è, pazienza.

Voglio esserci. E preparare un vestito che sia all’altezza. Non lussuoso o straordinario, ma che manifesti il desiderio che mi abita. Tutto posso in colui che mi da’ la forza.

Anche la forza di vivere questo tempo di scelta e di setaccio.

Ecco. Cosa abbiamo di meglio da fare oggi che non essere felici?

  Fonte sito: PaoloCurtaz.it

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