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IL GRUPPO LETTORI

Il gruppo dei lettori

L'annuncio della Parola, ha necessità di persone preparate e coscienti dell'importanza del servizio prestato ai fratelli.
Nella nostra Parrocchia è attivo un gruppo di Lettori che settimanalmente si incontrano  per approfondire i temi delle letture delle S. Messe e prepararsi perchè l'annuncio del Verbo sia prestato con la dovuta solennità.
Se vuoi far parte del gruppo, contatta in Parrocchia il Diacono Giancarlo. Ti aspettiamo. Dona anche tu un po del tuo tempo al servizio dei fratelli per la gloria del Signore.
Il gruppo dei lettori - Parrocchia San Gregorio Magno

il Diritto Canonico

Can. 230 - §1. I laici di sesso maschile che abbiano l'età e le doti determinate con decreto dalla Conferenza Episcopale, possono essere assunti stabilmente, mediante il rito liturgico stabilito, ai ministeri di lettori e di accoliti; tuttavia tale conferimento non attribuisce loro il diritto al sostentamento o alla rimunerazione da parte della Chiesa.
§2. I laici possono assolvere per incarico temporaneo la funzione di lettore nelle azioni liturgiche; così pure tutti i laici godono della facoltà di esercitare le funzioni di commentatore, cantore o altre ancora a norma del diritto.
§3. Ove le necessità della Chiesa lo suggeriscano, in mancanza di ministri, anche i laici, pur senza essere lettori o accoliti, possono supplire alcuni dei loro uffici, cioè esercitare il ministero della parola, presiedere alle preghiere liturgiche, amministrare il battesimo e distribuire la sacra Comunione, secondo le disposizioni del diritto.
Can. 231 - §1. I laici, designati in modo permanente o temporaneo ad un particolare servizio della Chiesa, sono tenuti all'obbligo di acquisire una adeguata formazione, richiesta per adempiere nel modo dovuto il proprio incarico e per esercitarlo consapevolmente, assiduamente e diligentemente.

Esortazioni Apostoliche

ESORTAZIONE APOSTOLICA
POST-SINODALE
CHRISTIFIDELES LAICI
DI SUA SANTITA'
GIOVANNI PAOLO II
SU VOCAZIONE E MISSIONE DEI LAICI
NELLA CHIESA E NEL MONDO
 


Ministeri, uffici e funzioni dei laici
23. La missione salvifica della Chiesa nel mondo è attuata non solo dai ministri in virtù del sacramento dell'Ordine ma anche da tutti i fedeli laici: questi, infatti, in virtù della loro condizione battesimale e della loro specifica vocazione, nella misura a ciascuno propria, partecipano all'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo.
I pastori, pertanto, devono riconoscere e promuovere i ministeri, gli uffici e le funzioni dei fedeli laici, che hanno il loro fondamento sacramentale nel Battesimo e nella Confermazione, nonché, per molti di loro, nel Matrimonio.
Quando poi la necessità o l'utilità della Chiesa lo esige, i pastori possono affidare ai fedeli laici, secondo le norme stabilite dal diritto universale, alcuni compiti che sono connessi con il loro proprio ministero di pastori ma che non esigono il carattere dell'Ordine. Il Codice di Diritto Canonico scrive: «Ove le necessità della Chiesa lo suggeriscano, in mancanza di ministri, anche i laici, pur senza essere lettori o accoliti, possono supplire alcuni dei loro uffici, cioè esercitare il ministero della parola, presiedere alle preghiere liturgiche, amministrare il Battesimo e distribuire la sacra Comunione, secondo le disposizioni del diritto»(69).L'esercizio però di questi compiti non fa del fedele laico un pastore: in realtà non è il compito a costituire il ministero, bensì l'ordinazione sacramentale. Solo il sacramento dell'Ordine attribuisce al ministero ordinato una peculiare partecipazione all'ufficio di Cristo Capo e Pastore e al suo sacerdozio eterno(70). Il compito esercitato in veste di supplente deriva la sua legittimazione immediatamente e formalmente dalla deputazione ufficiale data dai pastori, e nella sua concreta attuazione è diretto dall'autorità ecclesiastica(71).
La recente Assemblea del Sinodo ha presentato un ampio e significativo panorama della situazione ecclesiale circa i ministeri, gli uffici e le funzioni dei battezzati. I Padri hanno vivamente apprezzato l'apporto apostolico dei fedeli laici, uomini e donne, in favore dell'evangelizzazione, della santificazione e dell'animazione cristiana delle realtà temporali, come pure la loro generosa disponibilità alla supplenza in situazioni di emergenza e di croniche necessità(72).
In seguito al rinnovamento liturgico promosso dal Concilio, gli stessi fedeli laici hanno acquisito più viva coscienza dei loro compiti nell'assemblea liturgica e nella sua preparazione, e si sono resi ampiamente disponibili a svolgerli: la celebrazione liturgica, infatti, è un'azione sacra non soltanto del clero, ma di tutta l'assemblea. E' naturale, pertanto, che i compiti non propri dei ministri ordinati siano svolti dai fedeli laici(73). Il passaggio poi da un effettivo coinvolgimento dei fedeli laici nell'azione liturgica a quello nell'annuncio della Parola di Dio e nella cura pastorale è stato spontaneo(74).
Nella stessa Assemblea sinodale non sono mancati però, insieme a quelli positivi, giudizi critici circa l'uso troppo indiscriminato del termine «ministero», la confusione e talvolta il livellamento tra il sacerdozio comune e il sacerdozio ministeriale, la scarsa osservanza di certe leggi e norme ecclesiastiche, l'interpretazione arbitraria del concetto di «supplenza», la tendenza alla «clericalizzazione» dei fedeli laici e il rischio di creare di fatto una struttura ecclesiale di servizio parallela a quella fondata sul sacramento dell'Ordine.
Proprio per superare questi pericoli i Padri sinodali hanno insistito sulla necessità che siano espresse con chiarezza, anche servendosi di una terminologia più precisa(75), l'unità di missione della Chiesa, alla quale partecipano tutti i battezzati, ed insieme l'essenziale diversità di ministero dei pastori, radicato nel sacramento dell'Ordine, rispetto agli altri ministeri, uffici e funzioni ecclesiali, che sono radicati nei sacramenti del Battesimo e della Confermazione.
E' necessario allora, in primo luogo, che i pastori, nel riconoscere e nel conferire ai fedeli laici i vari ministeri, uffici e funzioni, abbiano la massima cura di instruirli sulla radice battesimale di questi compiti. E' necessario poi che i pastori siano vigilanti perché si eviti un facile ed abusivo ricorso a presunte «situazioni di emergenza» o di «necessaria supplenza», là dove obiettivamente non esistono o là dove è possibile ovviarvi con una programmazione pastorale più razionale.
I vari ministeri, uffici e funzioni che i fedeli laici possono legittimamente svolgere nella liturgia, nella trasmissione della fede e nelle strutture pastorali della Chiesa, dovranno essere esercitati in conformità alla loro specifica vocazione laicale, diversa da quella dei sacri ministri. In tal senso, l'Esortazione Evangelii nuntiandi, che tanta e benefica parte ha avuto nello stimolare la diversificata collaborazione dei fedeli laici alla vita e alla missione evangelizzatrice della Chiesa, ricorda che «il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale, dell'economia; così pure della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale; ed anche di altre realtà particolarmente aperte all'evangelizzazione, quali l'amore, la famiglia, l'educazione dei bambini e degli adolescenti, il lavoro professionale, la sofferenza. Più ci saranno laici penetrati di spirito evangelico, responsabili di queste realtà ed esplicitamente impegnati in esse, competenti nel promuoverle e consapevoli di dover sviluppare tutta la loro capacità cristiana spesso tenuta nascosta e soffocata, tanto più queste realtà, senza nulla perdere né sacrificare del loro coefficiente umano, ma manifestando una dimensione trascendente spesso sconosciuta, si troveranno al servizio dell'edificazione del Regno di Dio, e quindi della salvezza in Gesù Cristo»(76).
Durante i lavori del Sinodo i Padri hanno dedicato non poca attenzione al Lettorato e all'Accolitato. Mentre in passato esistevano nella Chiesa Latina soltanto come tappe spirituali dell'itinerario verso i ministeri ordinati, con il Motu proprio di Paolo VI Ministeria quaedam (15Agosto 1972) essi hanno ricevuto una loro autonomia e stabilità, come pure una loro possibile destinazione agli stessi fedeli laici, sia pure soltanto uomini. Nello stesso senso si è espresso il nuovo Codice di Diritto Canonico(77). Ora i Padri sinodali hanno espresso il desiderio che «il Motu proprio "Ministeria quaedam" sia rivisto, tenendo conto dell'uso delle Chiese locali e soprattutto indicando i criteri secondo cui debbano essere scelti i destinatari di ciascun ministero»(78).
In tal senso è stata costituita un'apposita Commissione non solo per rispondere a questo desiderio espresso dai Padri sinodali, ma anche e ancor più per studiare in modo approfondito i diversi problemi teologici, liturgici, giuridici e pastorali sollevati dall'attuale grande fioritura di ministeri affidati ai fedeli laici.
In attesa che la Commissione concluda il suo studio, perché la prassi ecclesiale dei ministeri affidati ai fedeli laici risulti ordinata e fruttuosa, dovranno essere fedelmente rispettati da tutte le Chiese particolari i principi teologici sopra ricordati, in particolare la diversità essenziale tra il sacerdozio ministeriale e il sacerdozio comune e, conseguentemente, la diversità tra i ministeri derivanti dal sacramento dell'Ordine e i ministeri derivanti dai sacramenti del Battesimo e della Confermazione.

Il Messale Romano

ORDINAMENTO GENERALE
DEL MESSALE ROMANO
 
 
101. Se manca il lettore istituito, altri laici, che siano però adatti a svolgere questo compito e ben preparati, siano incaricati di proclamare le letture della sacra Scrittura, affinché i fedeli maturino nel loro cuore, ascoltando le letture divine, un soave e vivo amore alla sacra Scrittura[86].
102. È compito del salmista proclamare il salmo o un altro canto biblico che si trova tra le letture. Per adempiere convenientemente il suo ufficio, è necessario che il salmista possegga l’arte del salmodiare e abbia una buona pronuncia e una buona dizione.
103. Tra i fedeli esercita un proprio ufficio liturgico la schola cantorum o coro, il cui compito è quello di eseguire a dovere le parti che le sono proprie, secondo i vari generi di canto, e promuovere la partecipazione attiva dei fedeli nel canto[87]. Quello che si dice della schola cantorum, con gli opportuni adattamenti, vale anche per gli altri musicisti, specialmente per l’organista.
104.È opportuno che vi sia un cantore o maestro di coro per dirigere e sostenere il canto del popolo. Anzi, mancando la schola, è compito del cantore guidare i diversi canti, facendo partecipare il popolo per la parte che gli spetta[88].
107. I compiti liturgici, che non sono propri del sacerdote o del diacono, e di cui si è detto sopra (nn. 100-106), possono essere affidati, con la benedizione liturgica o con incarico temporaneo, anche a laici idonei, scelti dal parroco o dal rettore della chiesa[89]. Riguardo al compito di servire il sacerdote all’altare, si osservino le disposizioni date dal Vescovo per la sua diocesi.

I compiti del Lettore

Il Ministero del Lettore

Nell’assemblea radunata nel nome di Cristo la proposta di Dio e la risposta di fede della comunità sono rese udibili per mezzo della parola. Come nel passato, anche oggi la parola giunge attraverso la mediazione di chi se ne fa servitore: la parola di Dio celebrata nell’assemblea liturgica è sempre una parola "incarnata" nella persona del lettore che la proclama e nell’assemblea che l’accoglie.
Il lettore, istituito o di fatto, è il ministro della proclamazione della Parola: deve "proclamare", cioè "dire a voce alta, a nome di un altro, a favore degli altri". Proclamazione è simile a "risurrezione": la testimonianza, sepolta nella pagina scritta, risorge e si fa di nuovo parola viva.
Anche nel dialogo tra Dio e l’uomo occorre attivare bene la mediazione: chi esercita questo ministero dovrebbe avere grande senso di responsabilità. La parola di Dio non può essere sprecata per improvvisazione, perché si chiama il primo disponibile; né per disattenzione o superficialità, perché la lettura è frettolosa, con dizione approssimativa o dialettale; né per infantilizzazione perché si ricorre a lettore-baby.
Il lettore dovrebbe attivare una mediazione obiettiva e umile; non dovrebbe attirare su di sé l’attenzione dei fedeli con toni retorici, drammatici, patetici, da attore. Renda possibile l’ascolto e la comprensione, sapendo che "una lettura puntuale e chiara esalta la parola; una lettura sciatta o puerile la vanifica; una riconosciuta testimonianza di vita la rafforza; la palese contraddizione con la condotta morale la indebolisce".

I compiti e la figura del Lettore
La rinnovata liturgia suppone l’esistenza di un gruppo di Lettori (SC 28), meglio ancora se si tratta di Lettori istituiti,cioè riconosciuti idonei e incaricati, con apposita investitura liturgica, a svolgere il delicato servizio della proclamazione della Parola di Dio. E’ un’esigenza ecclesiale veramente imprescindibile, se si vuole veramente fare liturgia: "L’assemblea liturgica non può fare a meno di Lettori, anche se non istituiti per questo compito specifico" (OLM 52).
In questo senso, ogni comunità cristiana dovrebbe preoccuparsi di dare una risposta ben precisa a tale esigenza perché, senza Lettori, si impoverisce il senso ecclesiale della ministerialità liturgica e la celebrazione della Parola di Dio rischia di essere monopolizzata dal presbitero -celebrante.
Il nuovo OLM si dimostra sensibile a recepire la figura del Lettore: "La tradizione liturgica ha affidato il compito di proclamare le letture bibliche nella celebrazione della Messa a determinati ministri: ai Lettori e al diacono" (OLM 49). E pone in grande risalto la natura laicale di tale ministero: "Si cerchi di avere a disposizione alcuni laici, che siano particolarmente idonei e preparati a compiere questo ministero" (OLM 52).
Il ministero del Lettore, quindi, è un ministero tipicamente laicale. Solo in mancanza di Lettori laici o anche di diaconi tale ministero può essere svolto anche dal presbitero-celebrante: "In mancanza del diacono o di un altro sacerdote, legga il Vangelo lo stesso sacerdote celebrante; se poi manca anche il Lettore, legge lui stesso tutte le letture" (OLM 49). Chiaramente, però, questa è la soluzione estrema.
La creazione di un gruppo di Lettori rappresenta, quindi, un’importante meta pastorale per ogni comunità cristiana, perché consente di dilatare gli spazi della partecipazione e della ministerialità liturgica e di esprimere la comunione ecclesiale in tutta la sua pienezza, respingendo una concezione accentratrice e monopolistica del ministero.
Questo principio deve essere applicato non solo per giustificare il ministero liturgico del Lettore, ma anche per impedire il monopolio di un singolo Lettore: "Se ci sono più Lettori e si devono proclamare più letture, è bene distribuirle fra di loro" (OLM 52).Il monopolio, nella liturgia, è sempre un fatto da evitare. Nella liturgia c’è spazio per tutti.
Come vi siete accorti, siamo in presenza di una realtà ministeriale quanto mai significativa e attuale, decisamente importante per il futuro della Chiesa, perché l’ambito della sua azione pastorale si estende da quella liturgica a quella dell’annuncio e dell’approfondimento della parola di Dio.
Il nuovo OLM ci propone una serie di riflessioni che ritengo quanto mai utili e significative per una ulteriore messa a fuoco della fisionomia ministeriale del Lettore:

"Il Lettore ha nella celebrazione eucaristica un suo ufficio proprio, che deve esercitare lui stesso, anche se sono presenti ministri di ordine superiore" (OLM 51).

"Il ministero del Lettore, conferito con rito liturgico, deve quindi essere tenuto in onore" (OLM 51).

"I Lettori istituiti, se presenti, compiano il loro ufficio almeno nelle domeniche e nelle feste, specialmente durante la celebrazione principale" (OLM 51).

"Si potrà affidar loro anche il compito di dare un aiuto nel predisporre la Liturgia della Parola e, se necessario, di preparare gli altri fedeli che per incarico temporaneo debbano proclamare le Letture nella celebrazione della Messa" (OLM 51).

Resta da fare un’ultima considerazione relativa all’abito del Lettore: "Il sacerdote, il diacono e il Lettore istituito, allorché salgono all’ambone per proclamare la parola di Dio nella celebrazione della Messa con il popolo, devono indossare la veste sacra propria del loro ufficio" (OLM 54). E’ un aspetto della figura del Lettore su cui si preferisce sorvolare, ma l’importanza ecclesiale di un ministero dipende anche da certi particolari. Un buon Lettore lo si riconosce anche dal modo in cui si presenta all’assemblea.

Per un’adeguata formazione del Lettore
Con la riforma liturgica del Concilio Vaticano II, che ha ridato evidenza celebrativa e credibilità ecclesiale alla Liturgia della Parola, si è anche determinato, nell’ambito della comunità cristiana, uno stranissimo fenomeno di spontaneismo e di autopromozione ministeriale che ha portato a una vera e propria «esplosione» dei Lettori. Si è consentito a tutti i fedeli volenterosi di varcare la soglia del ministero liturgico della proclamazione della parola di Dio.
Una simile esperienza, che è stata vissuta nel segno della più ingenua improvvisazione quasi che la parola di Dio possa essere proclamata da tutti senza un’adeguata selezione e formazione, va giudicata senza allarmismi e senza preconcetti, ma anche senza farsi troppe illusioni sulla bontà di quanto è avvenuto negli ultimi vent’anni.
E’ giunto, quindi, il tempo di riconsiderare con calma una simile situazione, per incominciare a pensare ad una seria formazione del Lettore. La proclamazione della Parola di Dio nell’assemblea liturgica non può essere considerata come un’occasione in più per fare spazio all’attivismo celebrativo, inteso come delega generalizzata ad assumere ruoli e funzioni nell’ambito della liturgia (SC 28).
La celebrazione della Parola di Dio è un fatto serio ed impegnativo. E’ un gesto liturgico che ha un certo spessore teologico ed ecclesiale. Non può essere affidato al primo arrivato. Il dialogo salvifico che in essa si stabilisce fra Dio e l’uomo è strutturato sul modello della Parola ispirata. Bisogna, perciò, convincersi che il Lettore svolge uncompito importante e delicato, che esige selezione dei candidati e formazione.
La delicatezza del ruolo che il Lettore èchiamato a svolgere sconsiglia l’improvvisazione dilagante nell’esercizio di tale ministero e pone l’accento sulla necessità di una formazione attenta e accurata. Le comunità cristiane devono incominciare a guardare a tale ministero come ad un impegno che esige stabilità e continuità.
Dal Lettore ci si deve attendere qualcosa di più di una semplice lettura di un testo biblico. Egli, infatti, deve essere in condizione di esercitare con competenza, con misura e con stile tutta una serie di importanti mediazioni, per consentire alla parola di Dio di giungere all’assemblea e per far sì che la Parola proclamata penetri con efficacia nel cuore dei fedeli.
Bisogna convincersi che il Lettore svolge un compito molto importante, perché da lui dipende il modo concreto di porgere la parola di Dio nel contesto di un’assemblea sovente assorbita da altri problemi e da altri interessi.
Il dinamismo rituale della Liturgia della Parola impegna la comunità cristiana a fare delle opzioni ben precise. Il Lettore deve farsene carico in prima persona:

Bisogna dare voce alla Parola scritta: colui che proclama la parola di Dio si pone al servizio di essa e dell’assemblea. Perciò tutto acquista importanza: la qualità della lettura, il modo con cui si è preparato, il suo atteggiamento. Non si dovrebbe mai chiedere a nessuno di improvvisare un simile servizio, che esige sempre una certa preparazione interiore e psicologica.

Bisogna dare soffio alla Parola scritta: con la sua voce il Lettore deve essere in grado di comunicare a tutti la convinzione che quanto si sta ascoltando è la parola di Dio. Non è, quindi, una parola qualsiasi, che può essere ascoltata per abitudine o per conformismo. E’ una Parola mediatrice di salvezza, perché supera la contingenza e l’ambiguità delle parole umane.

Bisogna dare corpo alla Parola scritta: il Lettore deve sforzarsi di far emergere il significato attualizzante di quanto egli proclama. Deve far avvertire a tutti che la parola di Dio è una realtà viva che interpella l’assemblea. La parola di Dio non è un vago pensiero della mente. Non è una realtà astratta. Quando Dio ha voluto parlare agli uomini, ha inviato loro suo Figlio in carne ed ossa, non un fantasma!
L’obiettivo fondamentale del ministero del Lettore sta nell’operare il passaggio dalla Parola scritta alla Parola viva. Pertanto il suo servizio va considerato come il più fragile e delicato anello di una lunga catena di gesti rituali, che consentono all’assemblea di percepire l’attualità della iniziativa salvifica di Dio. Egli offre la sua voce per l’iterazione dell’azione salvifica di Dio. Perciòè necessario che egli sia adeguatamente formato.
Se, finora, si èandati avanti all’insegna della provvisorietà e dell’improvvisazione, in futuro bisognerà cercare di operare diversamente: "Perché i fedeli maturino nel loro cuore, ascoltando le letture divine, un soave e vivo amore della sacra Scrittura, è necessario che i Lettori incaricati di tale ufficio, anche se non hanno ricevuta l’istituzione, siano veramente idonei e preparati con impegno" (OLM 55).
Gli obiettivi fondamentali che devono definire un progetto di formazione per l’esercizio del ministero del Lettore sono fondamentalmente due: da una parte egli deve essere stimolato a una vita cristiana sempre più impegnata e coerente, dall’altra egli deve apprendere certe nozioni tecniche del tutto essenziali per un servizio significativo ed efficace: «Questa preparazione deve essere soprattutto spirituale, ma è anche necessaria quella propriamente tecnica» (OLM 55).

La formazione spirituale del Lettore
L’esercizio di un ministero non è mai da intendersi solamente come un fatto tecnico. Non implica solo una dimensione operativa e funzionale, ma suppone sempre la risposta libera e consapevole di chi si rende disponibile, oltre che a svolgere un certo servizio, anche a fare un’esperienza di fede. I ministeri si vivono nell’ottica della fede.
Il documento pastorale dell’Episcopato italiano "I ministeri nella Chiesa"sottolinea molto chiaramente tale esigenza: "L’accesso ai ministeri suppone un’intensa vita di fede, un comprovato amore e capacità di servizio alla comunità cristiana, la decisione di dedicarsi con assiduità ai compiti che sono previsti, la competenza sufficiente per svolgere tali uffici e, insieme, la decisa volontà di vivere la spiritualità propria di questi ministeri" (MC 10)
I ministeri, infatti, non sono da considerarsi solo come prestazioni rituali (cf. MC 4a), ma "costituiscono una grazia, ossia un dono che lo Spirito Santo concede per il bene della Chiesa e comportano per quanti li assumono una grazia, non sacramentale, ma invocata e meritata dall’intercessione e dalla benedizione della Chiesa" (EM 62). E’ un aspetto su cui non si riflette mai a sufficienza.
Suppongo, quindi, una profonda vita di fede, perché un ministero che non è costantemente alimentato da una vita di fede tende pian piano a ridursi a semplice prestazione rituale.
Bisogna anche sottolineare che la formazione spirituale del Lettore non deve essere lasciata al gusto e all’inclinazione soggettiva delle persone. Chi esercita un ministero deve sforzarsi di avere una spiritualità veramente ecclesiale e deve essere aiutato e sostenuto nel suo cammino di fede per affrancarsi da tutte le secche derivanti dal devozionismo e dallo spiritualismo di maniera (hanno una grande importanza gli aggiornamenti diocesani annuali, i ritiri diocesani e parrocchiali, formazione personale, parrocchiale, vicariale e diocesana, vita sacramentale…ecc.).

La formazione biblica del Lettore
Il secondo aspetto che deve caratterizzare il progetto formativo di un Lettore è quello biblico. Per svolgere bene il suo compito, egli deve cercare di avere una certa familiarità con il messaggio della parola di Dio, nel suo complesso e nelle sue articolazioni. Da lui non si richiede certo un’assoluta padronanza dei testi biblici, ma almeno che abbia un grande amore alla parola di Dio.
Tutto ciò deve esprimersi attraverso lo studio e la meditazione personale della parola di Dio, di modo che il suo cuore di discepolo sia costantemente proteso verso la parola che egli proclama nella liturgia. E’ questione non solo di sensibilità, ma anche di coerenza. Egli deve essere un operatore della parola di Dio, oltre che uno strumento della sua proclamazione all’assemblea.
Ma la formazione biblica del Lettore, oltre che esigere un rapporto personale quanto mai intenso con la parola di Dio, deve essere finalizzata anche in senso ministeriale. Egli deve conoscere sempre meglio la parola di Dio per poterla proclamare con più efficacia: "La formazione biblica deve portare i Lettori a saper inquadrare le letture nel loro contesto e a cogliere il centro dell’annuncio rivelato alla luce della fede" (OLM 55).

La formazione liturgica del lettore
Nella proclamazione della parola di Dio, il Lettore si pone al servizio di una struttura rituale ben precisa che egli deve conoscere e animare (OLM 11-57). La Liturgia della Parola non è l’unico modo di proporre all’ascolto dei fedeli il fascino della Bibbia. Questa, infatti, può essere letta anche da soli o in gruppo, ma fuori della liturgia. La Liturgia della Parola, però, è un’altra cosa.
Perciò, il Lettore si deve preoccupare di rispettare il più possibile il programma e la struttura rituale della Liturgia della Parola, per consentire che questa emerga liberamente e interpelli l’assemblea determinando in lei, attraverso l’ascolto, una profonda fiducia in Dio che renda possibile l’accoglienza del suo messaggio e la conversione della vita.
Il nuovo OLM è, al riguardo, quanto mai preciso ed esigente nell’indicare le mete di un cammino di formazione liturgica dei fedeli: "La formazione liturgica deve comunicare ai Lettori una certa facilità nel percepire il senso e la struttura della Liturgia della Parola e le motivazioni del rapporto fra la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica" (OLM 55).
Perciò non ci si può improvvisare Lettori e non si può chiedere, al primo che capita, di svolgere un simile servizio. Tanto meno è indicato ricorrere a bambini o a ragazzi, i quali difficilmente sono in condizione di svolgere un vero servizio della Parola, dignitoso ed efficace.
La consapevolezza di dover essere strumento dell’annuncio della parola di Dio ad un’assemblea riunita, dovrebbe rendere i Lettori e i principali operatori pastorali un po’ più attenti all’importanza di una seria formazione liturgica di chi è chiamato a proclamare la parola di Dio nell’ambito della liturgia.

La formazione tecnica del Lettore
Un altro importante capitolo del progetto formativo del Lettore è quello riguardante l’apprendimento delle tecniche della comunicazione umana. La parola di Dio, che il Lettore proclama, è un messaggio da comunicare ad un gruppo di persone. Perché tale compito sia svolto in modo adeguato, bisogna conoscere e rispettare quelle che sono le tecniche della comunicazione orale. Diversamente si fa una cattiva comunicazione.
Il gesto della proclamazione della parola di Dio si configura come una vera e propria arte, profondamente diversa dall’oratoria o dalla declamazione teatrale. Anche se le tecniche fondamentali sono le stesse, l’espressione deve essere diversa. Il Lettore, infatti, non deve porre in evidenza se stesso, ma il testo biblico. Egli è solo uno strumento. Non legge cose qualsiasi, ma proclama l’evento della salvezza.
La lettura in pubblico di un testo è il risultato di due operazioni molto semplici, che tutti sono in condizione di realizzare: leggere e parlare. Il carattere pubblico della lettura esige, però, che siano rispettate alcune leggi fondamentali: non si legge davanti agli altri come lo si fa per proprio conto quando si ha fra le mani un libro o un giornale; non si parla in pubblico come quando si conversa fra amici o ci si trova al bar.
A queste osservazioni di carattere generale bisogna aggiungere il fatto che la lettura dei testi liturgici è una proclamazione. Questa, poi, avviene nel contesto di una celebrazione religiosa, che ha un preciso carattere sacramentale e attualizzante, nonché in presenza di un’assemblea alquanto composita ed eterogenea.

Le tecniche per una buona lettura

Non è mia intenzione fare un trattato sul modo in cui si legge un testo in pubblico. Ci sono, al riguardo, già delle buone indicazioni. Ci limiteremo quindi a richiamare alcuni punti essenziali per un’adeguata formazione del Lettore all’annuncio e alla proclamazione della parola di Dio.
Assumiamo ancora il nuovo OLM come punto di riferimento di una riflessione che ha bisogno di ampliarsi su prospettive più ampie di quelle solamente liturgiche: "La preparazione tecnica deve rendere i Lettori sempre più idonei all’arte di leggere in pubblico, sia a voce libera, sia con l’aiuto dei moderni strumenti di amplificazione" (OLM 55).
La proclamazione di un qualsiasi testo è, nella sua essenza, un’opera di mediazione.Perciò, per esprimere tutte le sue potenzialità, è necessario fare attenzione ai seguenti elementi:
- La voce: ciascuno di noi ha la sua tonalità. Attorno ad essa la voce può variare dal grave all’acuto, per esprimere la vasta gamma degli atteggiamenti e dei sentimenti umani. Un bravo Lettore deve esercitarsi su testi diversi, per riuscire a trovare la voce che meglio si addice ai singoli testi.
- La proiezione: con questo termine si intende la distanza a cui si vuole far giungere la propria voce. E’ diverso se si vuole far giungere la propria voce a 5 o 10 o 50 metri, perché tutto ciò esige uno sforzo molto diverso. Un bravo Lettore deve esercitarsi a regolare la proiezione della propria voce a seconda del locale, dell’assemblea e del testo.
- Il ritmo: è la cosa più importante, perché dà il senso profondo del testo che si legge. In forza del ritmo che si dà al testo, questo assume un certo significato o un altro. Il ritmo esprime la struttura del testo. Mettere in risalto certe parole significa poggiare il ritmo della frase su di esse.
- La dizione: è fondamentalmente una tecnica che facilita l’uso della struttura muscolare della bocca. Una buona dizione è quella che fa uscire dalla propria bocca dei suoni puliti, chiari, che tutti possono comprendere. Le consonanti sono le strutture portanti di una parola. Bisogna appoggiarsi ad esse come a dei pilastri. Le vocali, invece, danno colore e ritmo alle parole.
Tutte queste componenti sono essenziali per apprendere la tecnica di una buona lettura pubblica. Ad esse bisogna aggiungere le pause, che permettono una leggera ispirazione e quindi interrompono il fluire continuo delle parole, e la respirazione, che si compie solo a frase conclusa, quando si fa una pausa più prolungata.
- La preparazione remota del Lettore: da quanto abbiamo detto finora risulta evidente che il Lettore non può improvvisare la lettura di un testo. Egli deve cercare di prepararsi remotamente a svolgere il suo compito, il che fa comprendere, ancora una volta, come un simile servizio non può essere esposto ulteriormente all’improvvisazione. I Lettori occasionali, a lungo andare, determinano un progressivo impoverimento dello spessore rituale della proclamazione della parola di Dio.
La Liturgia della Parola va programmata per tempo e il gruppo liturgico parrocchiale dovrebbe essere il luogo naturale in cui si distribuiscono le letture domenicali e tutti gli altri servizi in relazione alla celebrazione dell’Eucaristia. Solo così si potrà pensare di allestire una proposta rituale veramente adeguata al mistero che si celebra.
- Prima, durante e dopo la proclamazione della Parola di Dio: resta, ora, da sottolineare un ultimo aspetto in relazione agli atteggiamenti che il Lettore deve assumere per una adeguata celebrazione della parola di Dio. Prima ancora che incominci la celebrazione dell’Eucaristia, è necessario che controlli l’efficienza dell’impianto di sonorizzazione e che, all’ambone, sia già tutto predisposto quanto è necessario per lo svolgimento del rito. Non leggere mai dai foglietti della Messa!
Una volta che il Lettore è arrivato all’ambone, deve regolare il microfono all’altezza giusta, poi controllare che il libro sia ben collocato per le sue esigenze di lettura. Quindi guarda con calma l’assemblea e attende che tutti abbiano preso posto a sedere.
A questo punto inizia la vera e propria lettura del testo biblico, che deve essere svolta tenendo presente tutti i problemi di ordine tecnico e testuale inerenti allo svolgimento del ministero liturgico. Se si fa un’introduzione alle letture, è bene che questa sia letta da un’altra persona.
Nella proclamazione della parola di Dio, si deve cercare di evitare di dire: "Prima Lettura - Salmo Responsoriale - Seconda Lettura - Versetto al Vangelo". S’inizia subito leggendo da quale libro della Bibbia è tratto il testo e ciò deve avvenire con una dizione molto chiara, perché non vi sia bisogno di controllare nel foglietto da quale libro della Bibbia viene desunto il brano proclamato.
Terminata la Lettura, si fa una breve pausa e poi si dice: "Parola di Dio", senza l’aggiunta "E’ parola di Dio". Bisogna, però, fare attenzione a cambiare voce, in modo che risulti evidente il dialogo con l’assemblea che è interpellata dal Lettore per dare una risposta. Quindi il Lettore ritorna al suo posto, nei presbiterio.
Per ultimo c’è da chiedersi: quanti Lettori sono necessari nella celebrazione dell’Eucaristia? Precisiamo che sia l’OGMR come anche l’OLM non danno delle norme precise. E’ evidente, però, che nessuno può pensare di fare tutto da solo: le introduzioni, le letture, il salmo responsoriale e il versetto dell’Alleluia. Nella Liturgia della Parola bisogna distinguere come minimo tre funzioni: le introduzioni, le letture e il salmo responsoriale. E’, quindi, la stessa struttura della Liturgia della Parola che propone un certo pluralismo ministeriale.
Alcuni errori da evitare: un tono cantilenante, una voce monocorde e incolore, la velocità della lettura, la caduta della voce al termine della frase. La proclamazione della parola di Dio non può essere svolta da tutti. Esige competenza e attitudini naturali. Allora sì che è un vero servizio liturgico. Diversamente si traduce in una passerella di protagonisti, che non sono in grado di svolgere un vero gesto liturgico qual è la proclamazione della parola di Dio.

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